MEDICI MANAGER n.1/2013

FARE SQUADRA CONVIENE

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Capitale professionale
Il valore strategico della formazione

In un periodo di crisi generalizzata che colpisce tutti i settori della vita pubblica di un Paese, è buona cosa ricordare come l’istruzione, la formazione e, più in generale, il capitale umano contribuiscano in modo decisivo allo sviluppo socio-economico di qualsiasi nazione. A maggior ragione parlando dell’Italia, Paese di immensa storia e profonda cultura che a livello internazionale si trova a dover competere in un scenario del tutto nuovo: un palcoscenico globale in cui tutti possono investire (gli Stati Uniti d’America sulle risorse economiche; i BRICs e gli altri Paesi a rapida espansione economica sulle materie prime e risorse minerarie; le Nazioni del Nord Europa sulla propria struttura sociale e sulle risorse tecnologiche).
L’Italia deve essere in grado di riconoscere il valore strategico della formazione per poter puntare con decisione sulle uniche risorse a propria disposizione, quelle umane.

A tal proposito il tema della formazione e della sua migliore modalità di ristrutturazione deve rimanere, pieno titolo, ai primi posti nell’agenda del dibattito istituzionale, accademico e politico.
In sanità questo risulta ancora più vero ed urgente poiché il mondo della salute, per definizione, è un sistema complesso dove il rapido perfezionarsi e migliorarsi della conoscenza, il veloce ricambio tecnologico, la multi-professionalità e l’ultraspecializzazione pongono continuamente richieste ed esigenze nuove.
La medicina moderna ha fatto, nel corso dei secoli e, ancor più repentinamente nell’ultimo trentennio, progressi straordinari.
L’aumento esponenziale delle dinamiche di complessità delle aziende sanitarie richiede una crescita personale e professionale dalla quale un buon professionista della salute non può assolutamente prescindere.
Oggigiorno, ogni medico deve essere manager di se stesso, managerdel suo tempo e delle sue risorse materiali ed immateriali, leader del proprio gruppo di lavoro e manager del contesto e dell’azienda dove lavora.
Essere medico ed essere manager è possibile, anzi è indispensabile per poter affrontare le sfide sanitarie di un mondo che evolve in tempi rapidissimi.
Perché, secondo noi, occorre da subito focalizzare la formazione sul management e la leadership sui giovani medici? Nel 2012 alcuni autori inglesi hanno pubblicato sul Journal of the Royal Society of Medicine, un lavoro dal titolo “Why we cannot afford not to engage junior doctors in NHS leadership”.
Sir Bruce Keogh, nel 2009, affermava che “i giovani medici che lavorano 24 ore a stretto contatto con i pazienti, insieme con gli altri professionisti sanitari, hanno la capacità di comprendere a fondo come le cose funzionano veramente, dove stanno le frustrazioni e le inefficienze, dove si annidano i rischi per la sicurezza e come si può migliorare la qualità dell’assistenza clinica”.
Gli Autori analizzano i motivi del disimpegno dei giovani medici: da una parte, osservano che la managerializzazione della medicina calata dall’alto ha demoralizzato i medici, li ha disincentivati ad impegnarsi nel management dell’assistenza sanitaria e ha creato uno spartiacque tra clinici e manager, dall’altra ritengono che i carichi di lavoro, il basso morale e la mancanza di senso dell’istituzione siano di ostacolo al loro ingresso nel mondo del lavoro.
Ad ogni modo la conclusione naturale dell’analisi è che incoraggiare i giovani medici allo studio ed applicazione della leadership è obbligatorio.
Non farlo, sarebbe come tentare di migliorare lo sport dello sci cambiando le regole di gara, il colore delle medaglie e la geografia delle montagne, senza badare a cambiare il modo di sciare.
È per questo motivo che la Società Italiana Medici Manager (SIMM) ha scelto di orientare il nuovo triennio societario sulla formazione puntando con decisione sull’acquisizione da parte dei giovani medici degli strumenti della managerialità.
Confermato ampio spazio e libertà di azione per le iniziative “Open Simm” delle Sezioni regionali, rimane invariato il modello formativo a tre step per avvicinare i professionisti clinici al mondo SIMM ma, dal 2013, parte l’ambizioso progetto di coinvolgere sempre più giovani negli eventi della nostra Società.
Purtroppo l’adeguata comprensione della cultura manageriale e della leadership risulta ancora lontana dal percorso formativo dimolti medici.
Dura a morire è, infatti, l’errata percezione di molti neolaureati in Medicina e Chirurgia della dicotomia tra l’essere un clinico, focalizzato sul paziente, e l’essere gestore del budget destinato alla copertura dei costi dell’assistenza.
Eppure, il solo fatto che il clinico operi in un contesto di risorse definite dovrebbe far capire che a lui è richiesta competenza anche nell’amministrazione di quelle risorse per effettuare scelte non solo efficaci, ma soprattutto efficienti. Dal 17 al 19 Gennaio a Firenze si sono svolti i lavori della prima Winter School SIMM che ha coinvolto moltissimi giovani colleghi per un corso residenziale organizzato secondo il principio del “less is more” dal punto di vista delle facilitiesma dall’assoluta abbondanza e ricchezza di contenuti dal punto di vista della qualità delle relazione e dei momenti di interazione tra corsisti e docenti.
A questo primo e riuscitissimo pilota seguirà una prossima Summer School con l’obiettivo di creare annualmente due appuntamenti costanti che siano riferimenti utili alla formazione dei giovani medici utilizzando formule e modalità del tutto nuove.
La necessità del sistema è quella di creare medici che si curino, in tale prospettiva, non soltanto della qualità del servizio prestato ma anche del corretto utilizzo di risorse economiche inevitabilmente scarse, visto il dilatarsi della spesa per la salute, per meglio rispondere ai bisogni dell’intera popolazione servita, costituita da cittadini sani e malati.
Una cosa è comunque certa: la rilevanza strategica ricoperta dalle risorse umane rappresenta un valore inestimabile.
Agire sui comportamenti professionali, attraverso una buona formazione, permetterà di far leva sull’applicazione di modalità più appropriate e sostenibili nell’uso dei servizi, garantendo un empowerment dei cittadini e la tutela delle loro garanzie grazie allo sviluppo di professionisti competenti, pienamente “fit” nel guidare la nostra sanità.
Tutti questi ingredienti, ben miscelati in un sistema che eviti finalmente gli sprechi, i clientelismi e le rendite di posizione, potranno dare vita all’avvio di un circolo virtuoso che trasformi dalle sue basi il Sistema Italia e lo renda davvero competitivo, efficace e di respiro europeo.

WALTER RICCIARDI
ANDREA SILENZI